SEMINE. . .PASSATE
1998

Il forno della memoria....ovvero
the blog-after
_____________________________________________
---Posted by manu at febbraio 19, 2004 12:02 p.
bestio, grazie, mi hai scritto parole molto dolci. so che qualcosa resta sempre.
tra le dita di ogni incontro, spalmato su ogni sorriso che incrocio, perso qua e là
su ogni mano che stringo. :-) la domanda, a questo punto, visto che sei così disponibile,
è spontanea: cosa ti è restato? così, magari, mi riprendo qualche pezzetto. ché non fa mai male. :-P ---
_________________________________________________________
…cosa resta del passato?
Resta il ricordo.
Cos’è, il ricordo?
Ciò che resta del passato ,-)
(AnonimoBestioContemporaneo)
aiseoP
TIC TAC
LA PENDOLA SUL MURO
TIC TAC
LIMITA L’IMMENSITA’
..TIC
E MENTRE TU GUARDI
..TAC
L’ISTANTE PASSATO..
TA-TIC...
...GIA’ QUELLO SEGUENTE HAI PERDUTO…
cosa resta di quest’incontro?
A me,
Restano i volti interessati, attenti degli spettatori, che come me avevano voglia di sentirsi “raccontati” da altri…
La sensazione di scollamento , che invariabilmente prende quando non ti senti capito…
La voglia di “dire_fare_baciare_lettera_______(eTestaMento:quanto+tardisiapossibile)”,
che non è stata ancora calpestata da tante “classificazioni” di cosa siamo, noi , perché lo facciamo, e qualitativa_mente, e quantitativa_mente. . .
Soprattutto A me,
Resta la sensazione di avervi già visto, manu, te e Il Mullah, altrove, come in un sogno, che poi in fondo è vero, cos’è un blog per me?
Un sogno-segno-disegno, un mezzo (...e l’altro mezzo dov’è?) che mi ha permesso di c o m u n i c a r e con voi e con tanti altri, che poi citerò,
ma non ora, che questo è il momento Vostro, di c o m u n i c a r e dicevo, seppure non vi conoscevo di persona, leggendovi,
scandendo su voi le rime, le battute, le emozioni, le vostre vite in rete. . . in questo informatico-informale ping-pong, fatto di rimbalzi_di_vita, fatto di “virtualità”,
. . . ma anche di tanta, tanta, tanta R E A L T A’...io, “stra-fatto di...blog”, mi sono sognato un mondo,
dove è possibile essere liberi di comunicare in un click , quella voglia di sapere e di farvi sapere che siamo,
indipendentemente_da_ogni_classificazione_mistificazione...
V I V I
BestIo
a Manu e Omar, che
scrivono_leggono_amano_mangiano_sudano_corrono_vestono_vegliano_rompono_sanano_spingono_cullano_ridono_sognano_chiudono_leccano_sentono_rantolano_sublimano_postano_lucidano_arrotano
_crescono_.....insomma.bloggando.vivono.come.noi.e.ce.lo.fanno.sapere. . .GRAZIE...
Galassia.....guttalax!![]()
Sono tornato,
dopo la conferenza tenutasi a Napoli,
nell'ambito di GalassiaGutenberg....
...Sono tornato, pur non essendo mai partito....
non sono soddisfatto...
...non è andata come credevo,
e credo sia lo stesso anche per la maggior parte di coloro che c'erano,
a Napoli, mi è sembrato un tentativo mal riuscito di classificazione
del concetto di blog...
...mah....
… questa vita scorre,
inesorabile e crudele
scorre in avanti,
e non ne sono stato mai padrone…
a volte mi è sembrato udire l’eco di un…
… tic-tac…
…che l’ora della mossa mia si appresti?
from: Memory of Silver Knight
..Ormai sono consapevole, non lucido, ma consapevole di essere pazzo.
Dovrebbe essere un buon segno, sono in molti a sostenere che prendere coscienza della propria
follia sia già un passo che fa sperare ad una miglioria…
Non ne sarei così sicuro, nel mio caso mi sembra di star peggiorando da quando ho cominciato a
“vedere cose” che non avrei mai voluto udire neanche raccontate da qualche compagno d’armi
strabevuto, accanto ad un fuoco, in una di quelle sere fredde che sembrano fatte apposta a
strappare brividi gelati persino lungo il dorso di uomini avvezzi a tutto come noi.
4 marzo 1519.
Sbarcammo sulle rive del Tabasco, credo fosse il 4 nel mese di marzo dell’anno 1519…
..appena in tempo, poiché anche se avevamo scongiurato lo scorbuto, la fame e soprattutto la sete
r ifornendoci a Trinidad e all’Avana, credo che ancora qualche giorno di navigazione e ci
saremmo affettati l’uno con l’altro, tra fratelli, che non c’è niente come una nave e i suoi spazi
ristretti per creare tensione tra gli uomini, eccetto le prigioni, naturalmente. Dicono che la Storia attribuisca la vittoria di noi spagnoli sui selvaggi a fattori quali i 16 cavalli e i
sei pezzi d’artiglieria che ci eravamo portati in previsione della campagna d’armi… ma io che
c’ero la vedo diversamente. . . e credo chiunque abbia visto il numero dei nostri quattrocento
fanti e fatto una stima delle forze nemiche, almeno 100 volte superiori, chiunque possa rendersi
conto che le ragioni della nostra vittoria risiedono altrove. . .
carteggi minori. . . in effetti non contavo molto in quella spedizione nel mondo nuovo, e credo di
essere stato giudicato un’appendice scomoda anche da colui che accompagnavo in questa
infernale spedizione, o come lui amava dire:
–nella santa causa che ci obbliga a portare la parola di Dio e la Civiltà tra questi selvaggi…- andato a me, ché mio fratello e specie il suo carattere, credo nulla mi avrebbe lasciato,
e così gettai i lussi e gli agi facili, ma limitati che la mia posizione mi prospettava, per
imbarcarmi come semplice accompagnatore sebbene fossi a tutti gli effetti un cavaliere, di colui
che voi conoscerete di certo come il primo uomo ad essere ordinato sacerdote nelle terre dei
selvaggi, a Cuba nell’anno 1513:
padre Bartolomé de Las Casas. Insieme a lui, ho potuto assistere ad uno dei più feroci e
ingiustificati massacri perpetrati dagli spagnoli, presso la località di Caonao, Cuba. vincitori, e ci mettono le cose che loro vogliono ci siano, difficile capire quanta verità regge
all’interesse di far prevalere una cultura su di un’altra, un’ideologia… quello che io ho visto …
è che non scorderò mai più è il sangue…tanto sangue…fiumi di rosso sangue che non puoi
credere ne possa sgorgare tanto da un uomo, da un popolo, da una nazione, una terra….
…e nella prima scaramuccia con i “selvaggi”….fui catturato!
Grande, non è vero? ma a giudicare per quanto mi ha fatto male la cute, credo molto, molto tempo. . . foresta e comunque anche le nostre dell’epoca non erano molto più evolute delle loro…
confusione e febbre…ed ancora febbre e confusione…. Voci e bisbiglii incomprensibili tra
veglia e sonno, suoni e musiche attutite dai miei sensi alterati dal delirio…
…mi curarono, forse ne sapevano più di quanto si potesse credere di rimedi medici o forse la mia
giovane età, una discreta fibra, o tutte queste cose messe insieme… comunque ne venni fuori,
dopo un mese circa, come potei ricostruire dopo.
Nel frattempo, gli indios, credendo che la mia cattura potesse spingere i miei connazionali a
cercarmi, (dovevano ritenermi importante al punto che Cortes decidesse una spedizione di
salvataggio, mentre invece la realtà è che da subito mi diedero per disperso/morto e requiescat
in pace), mi trasportarono di villaggio in villaggio, sempre più all’interno, sempre più vicino al
cuore del loro impero, Tenochtitlán… apprendista-sciamano che mi aveva catturato si era innamorata di me..forse mi riteneva una
specie di divinità…(sì, catturato da una donna io, un aspirante avventuriero!) … quando, forse
per intuito o perché le sue cognizioni di magia glielo concessero, se ne rese conto…era troppo
tardi: nel mio pellegrinare forzato, di città in città, li avevo infettati tutti o quasi, di quelle
malattie del mio mondo a loro sconosciute …vaiolo specialmente e morbillo… così, senza
volere, aprii la strada ai Conquistadores, e a tutto quello che ne conseguì… stato un segno d’affetto… un antichissimo monile, che non posso togliere dal collo poiché dopo
avermi punto con esso a sangue, il solo fatto di non averlo a contatto con la pelle… mi fa
deperire a tal punto che in pochi giorni sarei in fin di vita… ma sono gli effetti collaterali che
mi stanno portando alla follia: credo che le allucinazioni che ho siano dovute a lui, … io spero
si tratti di allucinazioni, ma sento sempre più che si tratta di …visioni… …credo forse di cose
ancora da venire… posti che non conosco, luoghi alieni pieni di gente che veste abiti mai
visti… macchinari incredibili giganteschi o microscopici, che compiono azioni impossibili o
inspiegabili… parola, siamo tutti in divise che non ho mai visto… c’è una gabbia con degli uccelli nello stretto
fossato dove siamo, e tutti, chi sfacciatamente, chi di sottecchi, la guardiamo spessissimo….
Improvvisamente gli animali arruffano le piume ..annaspano..e cadono dai trespoli come per un
sortilegio… urliamo e ci mettiamo una maschera mostruosa che forse serve a salvarci da questa
stregoneria, ma è troppo tardi…. che si snoda quasi all’infinito… …donne bambini, uomini…ma tutti ridotti all’osso…tanti
cadono a terra morti o vengono finiti da altri esseri umani in divisa nera…. Lenti avanziamo
verso una grigia costruzione stretta e alta come una torre moresca, ma senza nessuna
finestra….unico segno di vita il fumo che denso sale dalla sommità dell’edificio… tutti
abbiamo sugli stracci cucita una stella gialla, come quella che mi ricorda il regno di davide
credo di averla vista sulle stampe dei crociati in terrasanta… avanziamo… non credo ci staremo
tutti lì dentro, non so come sia possibile farci entrare tanta gente… mitica torre di babele…. Vi sono razze di ogni tipo…. Tutti urlano guardando l’altra torre… un
gigantesco uccello che sembrava di ferro l’ha penetrata e il fumo e il fuoco…. Ogni volta
attendo che anche la torre dove sono io venga colpita da un altro uccello e crolli… e spazzano via case in un boato assordante…
. bambini, tutti con volti di un popolo orientale.. abbigliati in seta.. all’improvviso, il cielo, no,
l’aria si riscalda al punto che il respiro si fa di fuoco… davanti a me, per magia, un uomo e una
donna spariscono, in un soffio di vento caldo, per essere esatti, di loro resta solo l’ombra sul
muro che era di lato a loro, …la loro ombra che corre, come i teatri orientali, come quando da
piccoli si giocava a creare forme tra la fiamma delle candele e un tendaggio… giro lo sguardo
verso l’origine del vento…e nel silenzio innaturale vedo….un altro sole, più abbagliante di
quello fino a pochi istanti prima nel cielo, una bolla che si gonfia, come un otre luminoso,
gigantesco… di lato a me, un gruppo di persone, sembra impossibile ma… si sta sciogliendo, come
candele di cera in un forno… …svengo di solito a questo punto…
devo aver perso il senno, non ricordo più da quanto tempo sono qui, in questa foresta… incomprensibile e vivida delle altre:
… sono in un immenso campo di battaglia, …. Immenso e impossibile, che se mi volto indietro la
nebbia è così fitta che niente si riesce a percepire, anche i suoni assorbe… non riesco ad
avvicinarmi neanche con tutti gli sforzi al suo impenetrabile bordo…mi volto innanzi e mi
sembra di intravedere quelli che so essere i miei nemici, immobili come me…. Immenso e
impossibile campo che invece di terra sotto i miei piedi ha dei lastroni giganteschi e istoriati, che si
alternano in ipnotica bicromia: bianco e nero bianco e nero bianco e nero a perdita
d’occhio… attendo…cosa? Non lo so, ma non posso fare altro…. …mi sembra a volte nel delirio
di udire un mormorio…un ticchettio…
A volte però l’attesa è meglio della orribile sensazione che mi pervade quando intorno a me,
improvvisamente sparisce qualcuno di quelle mute presenze che intuisco essere miei
compagni… a volte, ma so che la mia mente è ormai compromessa per sempre… mi è sembrato
di vedere un’ombra trascinare in avanti, con se qualcuno, ed una volta un fante, che un’istante
prima era a me davanti… un’ombra gigantesca…. Come una mano, non ridere, una gigantesca mano…
Sono prigioniero, attendo…
Non credo di essere sui libri di storia, nelle cronache dell’epoca in quelle ufficiali e neanche nei
Sono figlio di stirpe nobile, ma secondogenito, quindi ben poco degli averi di mio padre sarebbe
Non mi troverai sui libri di storia, che poi la storia sui libri c’entra poco, la storia la scrivono i
Sbarcammo sulle rive del Tabasco, credo fosse il 4 nel mese di marzo dell’anno 1519…
Tramortito da un colpo di bastone, e trascinato nella giungla per i capelli non so per che distanza,
…la ferita procuratami dal colpo si infettò subito, le condizioni igieniche non sono il massimo nella
…2 anni di villaggio in villaggio….al cospetto dei capi e le corti di quel popolo… La donna
Forse per questo la mia donna si tolse la vita, non senza avermi lasciato qualcosa che non credo sia
…a volte sono su di un fiume, con altri che credo siano italici, perché a volte capisco qualche
le visioni peggiori sono quelle che mi vedono tra altri uomini, abbigliati di stracci, in una lunga fila
…Altre volte sono su di una torre trasparente, ad una altezza impossibile, credo sia alta come la
… a volte vedo bambini in strade polverose, prendere a sassate giganteschi carri che sputano fuoco
..ed ancora.. a pensarci è questa la visione più terribile… sono in un paese straniero, vecchi, donne e
Ne sono quasi persuaso, da quando, ultimamente, sempre più spesso ho una “visione” ancora più
…Ora.. ora… ORA

Ma.. non potrai mai giocare se non riconosci i pezzi e il loro valore, le loro peculiarità, ma soprattutto il posto che occupano sulla scacchiera..
Sms del 22/11/2003 h. 23:08:2003
..Tu..
-Ora mi addormento..
Mia Regina, colta fra tante, possibili mosse, come l’unica possibile..
quella Giusta..
Mia Signora del Consulto, del Conforto, mio Rifugio e porto sicuro in tempesta…
sprone e traguardo… luce e buio amico, Volto senza tempo..
Angelicato,
Pagana vestale della pura passione..
Radice del mio Amore..
Mi hai percorso l’anima, che arresa all’evidenza di quello che sentiva, ti si è snodata e aperta come prateria d’ovatta, per non farti male, chè tu correvi forte, e il vento dei miei sogni, che ritenevo primo, non fu neanche secondo, neanche terzo a Te… a Te, che al centro del mio cuore ho fatto Altare, che celebrava il Rito Giornaliero, degli occhi, delle mani, l’olfatto e il suono a Te, che mi hai fermato il Tempo e riavviato il Cuore, a Te tatuata dentro il mio Ricordo, a Te che mi dormivi tra le mani, smorzando il rombo della guerra intorno…
Tu me lo avevi detto, io non sentivo
Tu già vedevi oltre, io ero il cieco
Tu madida e diafana Puledra, non Regina
Mi hai preso in sella per amore
Ti sei concessa come può la Vita
Grata alla Storia che ci ha dato Onore
Nell’esserci Vissuti.. Avuti.. Amati..
..Né la Regina, che tutto può sul Campo,
..il Re, senza del quale il gioco è fermo…
Nessuno può imitarti nel tuo passo
Salti l’ostacolo che ti si para innanzi,
persino i pezzi del tuo stesso cuore…
tu corri…corri…corri….
E ancora…ancora…ancora…
..e sposti il Piano, e l’Architetto è Vinto
tu un.. due.. TRE!..scarti di lato
fuori dal mio Campo
oltre la scacchiera oltre lo schema
in altre dimensioni a me precluse…
..io continuo a correre ..io continuo a correre ..io continuo a correre
…quel che non sai, non te ne faccio colpa
è che non ti volevo doma…
…quel che non sai, non te ne faccio colpa
è che hai percorso solo un breve tratto,
di quella terra nata dentro me
c’era lo spazio
per galoppare ancora
all’infinito…
ti sarò sempre grato
hai aperto un mondo dentro me
che vive, vive ancora e si smisura
espando i sensi e quasi sfioro ancora i tuoi capelli
criniera libera dolce profumo di un istante…
…E corro anch’io….
i pensieri sono..
onde che si frangono..
su scogli di indifferenza..
ma a volte il mare è calmo..
e persino uno scoglio può dare vita
a un naufrago
TO BE ...?
A me molto.
Ci sono i miei sogni a farmi compagnia..
Ti auguro di essere felice e vado..
..io continuo a correre-

Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco".
Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra".
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola;
questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro".
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.
Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra…" …le parole che ho detto, le parole più dure, scarnificanti, spietate …le parole che cuciono destini, parole fresche, dissetanti, cristalline… in lingue incomprensibili all’orecchio quelle parole partorite a stento… quelle ispirate, globi di purezza… e quelle dette da altri, che tutte pronunciate insieme di tutte queste… più forte, più potente …come una torre… che non ti puoi lasciare indietro mai figurati dall’Altro …la torre, intorno a te è l’ultima difesa perché non è qualcosa… è proprio… ...to be continued..? 
dolci, sussurrate…
quelle ansanti, febbricitanti d’amore…
quelle improferibili, dannate…
con fili indissolubili di eternità…
parole molli, paludose e putride, invasate
ma trapassanti il cuore come lame…
rimbalzanti, ritmiche, ipnotiche, maiuscole..
sbriciolerebbe il mondo…
UNA
non ce n’è
di quelle che
inespresse
murano l’anima mia
che sa qualunque tua intenzione o cosa
che ti separa a vita dal tuo Se
ti sembra ti protegga
eppure inganna…
che non finge
di essere qualcosa che non è
Te!
…e cammino, come soltanto chi è solo, e sa che non c’è nessuno ad aspettarlo da nessuna parte su questa terra, sa camminare….
passano questi anni
ho avuto attimi di gioia
ma quanto è triste la vita del mio cuore…
…ora…
Come un pedone vado avanti, perché indietro non si può.
Non credere sia cosa da poco, non poter tornare sui tuoi passi, è qualcosa di una potenza sconvolgente, ti crea una consapevolezza lucida e triste, ancora di più se sei all’inizio del tuo percorso, la partita è appena cominciata, e la tua meta è così lontana, ma così lontana che neanche la conosci, non la immagini neppure…
Chi ha detto -Si nasce soli, si muore soli-, non so se abbia affermato una grande verità, quello che so è che in questo momento mi interessava saperne di più su quello che riserva ad un essere umano lo spazio tra la nascita e la morte, cioè l’esistenza e il suo valore… il suo scopo…
Mi sentivo esposto, in prima linea, senza pelle, esposto a tutti i capricci del fato, di chi manovra i fili tessendo trame incomprensibili, a me sconosciute e probabilmente non condivise, un agnello docile poiché inconsapevole del suo destino sacrificale, parte di un rito arcano e sanguinario…
Io no, non voglio fare parte di questa lotta per il potere, quest’ansia si sopraffazione non mi appartiene, mi fa schifo prevaricare gli altri per avanzare di una posizione, mentire per ottenere qualcosa, tramare per occupare un posto, nella scacchiera dell’esistenza…
Come un pedone, vado avanti, perché indietro non si può… Ma se un ostacolo qualunque, e non parlo di qualcosa di più grande, basta uno come te, un altro pedone, mi si para innanzi… non avanzo più…
..e poi… tutto questo per ottenere cosa? Il premio più ambito, la ricompensa suprema, potersi scegliere una volta ucciso, venduto, violentato, calpestato, massacrato, una nuova identità, da bruco a farfalla,
non avanzo più…
…se il prezzo da pagare,
per muoversi di lato,
è colpire un altro uomo
un pezzo come me…
…trasformarsi in qualunque pezzo tu voglia…, se ci hai saputo fare, solo se sei stato capace di essere e apparire il più spietato… ..E IL POTER COLPIRE CHIUNQUE, STRONCARE UN PEZZO PIU’ GROSSO DI TE, UCCIDERE UN UFFICIALE, UN CAVALIERE, UN CONSIGLIERE, VIOLARE LA REGINA, …PIEGARE UN…RE! …
…Questa è la promessa… l’esca…
..la tentazione ..è forte…
il male segue strade che sembrano perfette
per chi non sembra avere che una scelta,avanti…
..AVANTI!
cos’ha di più di me quel gran signore?
Il suo potere è nulla se squarcio il suo costato…
…voglio vederti dentro..
voglio strapparti il cuore
nel nome di un’idea
di un Dio..
perché sei nero., blu..
…altro da me,
…diverso..
ricco o pezzente..
..la pelle dell’agnello cade ai piedi come muta di crisalide
e il sacrificio mio non sarà più…
sei Tu l’agnello,
che sbarra gli occhi all’ultima visione,
di quello che credevi fosse il vello
di un nulla, un niente,
..un misero pedone…
…e avanzo…..
…non ci credo …
… non voglio
Questa è l’essenza della vita?
…e cammino, come soltanto chi è solo, e sa che non c’è nessuno ad aspettarlo da nessuna parte su questa terra, sa camminare….
…Non mi siederò al banchetto dei vincitori, stasera che la battaglia infuria altrove, qui sono solo rovine fumanti, non ho preso trofei, non ho bevuto il sangue dei perdenti… non ho mangiato il cuore del nemico, …
In metropolitana, siedo con gli altri, composto.
L’umanità ha odore, ci avrai certo fatto caso…
La sera rende i visi più svelati, la vita dal mattino ci ha succhiati…, piano però, quasi senza accorgersi di quanto questo tempo ruba all’essere operoso che rientra stanco a casa, dai suoi cari….
..siedo con gli altri, composto.
..lenta rotaia che mi riporti…dove?
...Come un pedone, vado avanti, perché indietro non si può.
A me molto.
Non ho detto che so giocare, quella è tutta un’altra storia, diciamo che ci provo…
Ma mi piacciono come oggetto/concetto, per la magica simbologia che da sempre evocano in me,
la rappresentazione della costante “battaglia” tra due forze, nell’eterna speranza che quella
giusta (o ritenuta tale) vinca…
… e così, un giorno, andando per mercatini dell’usato a cielo aperto in
una giornata uggiosa, mi imbattei in un manufatto che da subito attirò la mia attenzione…
una scacchiera di legno. Vecchia, e soprattutto impolveratissima, anzi a dirla giusta… sporca
e incrostata oltre ogni possibile decenza… ma pur sempre una scacchiera!
Troneggiavano su di essa due scalcinati pezzi da gioco in condizioni identiche alla sfortunata
base che li ospitava… solo due pezzi, o meglio, uno poteva definirsi più un troncone visto che arrivava di poco sopra
il garretto di quello che ad intuito sembrava essere stato in tempi migliori un bianco cavallo rampante, l’altro
era di uno strano blu tipo color cina scurito dal tempo ed era il tronco dalla testa alla cintola, di un possibile pedone
avversario dell’amputato equino…
…se tu avessi tirato innanzi, credo che pochi avrebbero deplorato la tua scelta.
Avrebbero concordanto che di una scacchiera in rovina e per di più con in mostra due unici
pezzi così ridotti, quasi a voler dire “ecco questo è il meglio che puoi ottenere da questa partita…”,
nessuno sa cosa farsene… …non io, però!
Mi attirava. Molto, e contro ogni possibile, legittima e sensata ragione… la volevo.
Mi avvicinai al vecchio che, come gli altri, vista l’ora tarda e le condizioni metereologiche di
quel giorno, stava ritrasferendo sul suo sgangherato furgoncino il ciarpame dal lenzuolo sul quale c’era anche l’oggetto che volevo per me, e gli chiesi con studiata noncuranza quanto ne volesse per “quella…quella lì”…ben consapevole che se non fosse stato perché troppo indaffarato a riaccatastare in
precario equilibrio le sue cose, il mio tono di voce non sarebbe bastato a simulare indifferenza, poiché nel parlargli… assurdo….io non riuscivo a staccare gli occhi da quella che, più la vedevo, più mi convincevo
essere una pessima scacchiera, ed un pessimo acquisto per me…
-Non l’ho data per 80 perché ne chiedevo 100… ma stò andando via, e il
furgone è pieno, te la do a 50, se la vuoi, che sta pure per piovere…-
…
…Non ci credeva neanche lui, a “quella cosa lì”, lo avvertivo nettamente
dal suo tono, e dal modo in cui si muoveva su e giù a spinger qui e metti là gli oggetti della sua “
bottega”, non credeva neanche esistesse un senso nel suo “fare e disfare”…
La sua vita mi sembrò improvvisamente comparabile a quella scacchiera: usata, impolverata, inservibile…
…Non agii d’istinto, ma contro il mio intuito ed il mio desiderio, succede a vote
che si faccia così, vero? E’ come se non accettassi quello che il tuo essere, la tua essenza più
intima desidera, reclama imperiosa per se…, non lo accetti, e giochi “sporco” con te stesso, ti dai motivazioni
razionali per non sentirti coinvolto da un’inesplicabile miscuglio di emozioni che non vorresti fossero tue….
che possa ricominciare a battere per qualcosa, qualcuno…
..e che l’anima possa fidarsi di nuovo, anelare ancora a qualcosa…
… paura dell’errore che fa star male, che ti fa soffrire ancora una volta…
… paura di non farcela più, e che un’altra sofferenza,
anche la più stupida, come comprare qualcosa che si riveli uno sbaglio,
possa dare il colpo finale, quello che ti arresti il cuore…
…quello stesso cuore che non vuoi che batta più per qualcosa per la paura di soffrire,
… quello stesso cuore, che tu risparmi, per la paura che si fermi…
…siamo noi che ci fermiamo il cuore…
Era una sporca, miserrima scacchiera di vecchio legno tra le altre contorte e inservibili mondezze circostanti, e non la comperai più… per quel giorno.
…TO BE CONTINUED…?
di BESTIO | Novembre 13, 2003 02:10 PM
SCRIVO ANCHE SU
