ma poi passò e portò via la gioventù lasciandomi la Ragione che spezzò via le illusioni come il vento coi castelli di carte. Guardare il mondo con occhi nuovi e scoprire che la Verità non c’è ma che ognuno di noi è padrone o schiavo della sua ragione delle sue piccole verità delle sue masturbazioni mentali Vedere gli amici cadere perché credevano nell’amicizia i martiri aver pazienza nella speranza della resurrezione i rivoluzionari uccidere il padrone e poi divenirlo anch’essi e tutto sotto un cielo troppo azzurro troppo puro troppo tutto per non essere una bestemmia Divina a questo misero breve orgasmo mentale di un povero poeta pazzo crescendo
E venne il tempo

All’ultimo istante
nel varco luminoso
dell’ascensore semichiuso
sei scivolata dentro
Lievemente accaldata
hai prenotato il tuo piano
sfiorando la tastiera
..e il pulsante…
è indietreggiato,
docile
mi è sembrato rabbrividire
quasi godere
al contatto della tua mano
Bella è dire poco di te
per un istante ho annaspato
nella profondità dei tuoi occhi
e per non annegare ho voltato il capo
..e nel farlo…
mi sei mancata
Desiderabile è volgare con te
stupendamente Donna
anche nel respirare
col ritmico incresparsi delle tue labbra
in sintonia col movimento
del tuo seno
dietro la camicetta tesa…
Desiderarti è un insulto da dirti….
perché …
è niente..
io….
Ti ho amata, credo,
nel tempo in cui un vecchio ascensore
arranca verso l’alto
custodendo la mia speranza di un black-out
e il mio piacere di sapere che se avessi alzato il volto..
saresti stata lì,
solo per me…
Poi l’ascensore
ha sbadigliato ancora
e tu sei andata via
e non ti ho visto più
e non ti avrò mai più…
anno 1979
I
Quando lasciai la Casa, uscendo per la prima volta allo scoperto, nel Mondo, non mi voltai neppure una volta.
Ed ancora oggi, non ne sento la necessità.
Era un giorno qualsiasi, di un anno qualunque, ed il cielo non aveva nulla di particolare, nessun segno che lo rendesse speciale, quindi lo scordai, o meglio, come tutte le cose che proprio perché comuni, quotidiane, non ti lasciano più ma divengono parte di te, lo portai per sempre nei miei occhi, un cielo infinito e terso, dove chiunque ancora oggi, può vederci quello che vuole, non trovarci nulla di speciale, disegnarci un mondo, immaginare una grande Storia, o bruciarsi nel ghiaccio dello spazio siderale;
Una porta, un varco che una volta superato, sparisce, lasciandoti in una dimensione aliena, dalla quale nulla può farti tornare indietro, mai più.
L’avevo sentita, come altre volte, la musica, di là dal muro di cinta della mia casa d’orfano.
Lontana e lieve prima, poi più vicina e trillante, la immaginavo snodarsi lungo il sentiero nella foresta circondante la casa, un richiamo per me solo, come una lucente scia di lucciole da seguire, una chiamata sempre più imperiosa, struggente, incondizionata.
Dal mio giaciglio, avevo la sensazione che le pietre della mia stanza vibrassero internamente, come diapason, riproducendo milioni di volte il suono che, prima fuori di me, ora era in me, era me stesso, la mia essenza.
Fui fuori, Oltre.
___.___
Nulla mi era stato dato. Nulla portai con me.
Le monache di clausura che mi trovarono, nella cappella del convento, poche parole e scarsi dettami ebbero per me, nel corso degli anni trascorsi presso di loro.
Di certo imbarazzò non poco la cappella chiusa a chiave come sempre anche quel mattino, e che quell’unica chiave fosse nel convento, e quindi troppi dubbi, o certezze sulla mia provenienza, e la riservatezza e la sacralità di quel luogo così almeno fino allora avarissimo d’influenze e contatti esterni, le assoggettarono ad una tolleranza silente ed una passiva accettazione della mia esistenza presso di loro, come un fiore selvatico non piantato dalla volontà del giardiniere ma ugualmente vivo, al quale prestare giusto le cure necessarie alla sua sopravvivenza, ma comunque non inserito nello schema del giardino, diverso dal progetto, non previsto, certo da non mostrare ai pochissimi viandanti che vi si trovassero a passare in quel luogo.
Fui così lasciato alla mia fantasia, alle mie emozioni, ai miei voli, più di quanto capiti ai più, su questa terra, costretti alle regole dalla prima infanzia, agli usi e ai modi, alle convenzioni e ai dettami della società.
Nulla portai con me, tranne questi ricordi.
___.___
Imbruniva, e nel cielo morente voli d’ali tracciavano geometrie incomprensibili alla mente, ma istintivamente note, familiari, al giovane cuore che pompava imperioso nel petto, l’urgenza del destino da compiersi.
Con passi elastici, ottusi dal sottobosco odoroso, quasi ritmici, a sincrono con i tamburi e i flauti che seppur nascosti alla vista, gli tenevano con dolci lacci l’anima, sparì ben presto dalla vista di tutto ciò che gli aveva dato forma, rinascendo, nell’ora del sole morente, a nuova vita, e un sole nuovo, dentro di lui, resse la luce del nuovo giorno a venire, la sostenne, la fece sua, per sempre.
Un rosso tulipano, in boccio.
___.___
Nella radura, sembravano aspettarmi.
Senza alcun’urgenza, o trepidazione, ma nell’aria c’era come la consapevolezza di un evento già scritto, ma non per questo scontato.
Niente ansia o stupore, solo la sensazione di una completezza da realizzarsi, come di pezzi forgiati in maniera tale che, solo tra loro, sia possibile l’incastro che, senza sforzo o pressione una volta avvenuto, non lascia neanche traccia del punto d’unione.
Qualcuno tese la mano, invitandomi a sedere, ed io lo feci, e mangiai con loro per la prima volta, sotto il cielo giusto, nella radura dove la gente del circo si era fermata, quella notte d’agosto.
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Il canto del Bagatto
Ora sono io,
che incanto il Mondo intorno,
sul tavolo è già pronta la mia scena
seduco
poiché il silenzio
ha generato frutti
che ad occhi umani paiono prodigi
ma è solo l’apparenza
di un misterioso evento
il primo passo per l’ignoto corso,
la base, il trampolino per la Storia
con la bacchetta
li piegherò al mio volere
coagulando in aria
altre realtà
la coppa sarà piena
di saperi inesprimibili
promessa di poteri inenarrabili
la spada penetrerà l’ignoto
per trarne conoscenza
ché solo osando puoi avanzare ancora
mi copriranno d’oro
per quello che vedranno
credendo di capire
ma quando svanirò
quanto di più
ne avran saputo?
Nulla.. o meglio…
il suo Principio.
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ancora poesie... questa è stata scritta 2 anni fa,
ora sono... felice,
e così spero di Voi...
B-U-O-N W.E. A TUTTI
______________________
NO FATE
Sipario
luci
è grande l’emozione
tutto esaurito
ma un posto è vuoto dentro
l’ho riservato e so che non è giusto
non l’hai occupato e forse è stato meglio
per te
Le donne intanto sfilano
i pezzi del mio cuore
passano e vanno via
ma a nessuna ho chiesto il bis
ho fatto un pò lo stupido
due bionde niente male
per essere sicuro
che potrei farlo ancora
lo stesso complimento
a tutte e due presenti
(funziona quasi sempre
si crea competizione)
una si avvita e arrossa
l’altra si sbanda e para
punto la prima
il gioco è bello quando rischi tutto
così con le parole
io costruisco ponti tra di noi
percorsi freschi e ombrosi
che invitano al cammino
e porti che riparano vascelli
dalle tempeste che spazzano la vita...
...potrebbe andare
abbocca...
poi ti penso
è un lampo
e taglio sia la lenza
l’esca
e... l’amo
che non le ho certo detto
e non le dirò mai
mi resta conficcato
nella gola e non si sposta.
Chi ha detto che
nessuno può pescare il pescatore
tranne lui stesso
non ha mai visto occhi come i tuoi
e non potrà capire cosa dico
non è per lui che scrivo d’altra parte
so quanto ho avuto
e come mantenerlo:
e l’amo che
non può
venire fuori
compie il percorso giusto
e scende dentro
si àncora al posto vuoto
e resta lì
lucente
silente
per te.
Luci via
Sipario
Fine?
AH CHE SARA' CHE SARA'...
UNO DEI TESTI PIU' BELLI CHE SIANO MAI USCITI DALLA PENNA DI UN GRANDE POETA SUDAMERICANO
Mai letto niente di Carlos Castaneda?
Io… tutto, ed anche più di una volta, cosa che non faccio spesso in verità con i libri, fatte salve rare eccezioni.
C’è un perché, ma te lo dirò dopo.
Nato in Perù, Carlos studia antropologia, e per la sua tesi di laurea, vuole approfondire le credenze delle popolazioni messicane sugli stregoni, discendenti dei Toltechi, misteriosi antenati degli indiani sud-americani.
Deluso per non aver trovato null’altro che poche dicerie oltretutto limitate ad alcuni anziani dei luoghi da lui visitati, mentre sta tornando in Perù, incontra don Juan, che in apparenza sembra un vecchietto, neanche troppo sveglio e presente a se stesso, ma che si rivela essere proprio uno degli ultimi stregoni ancora operanti in quei luoghi…
Carlos pur tornando a Lima, resta “irretito” da un “sortilegio” che lo spinge a ritornare da don Juan, il quale ritiene di aver “visto” in lui, il discepolo atteso da una vita a cui tramandare le sue conoscenze magiche…
… Niente di nuovo dirai, la storia della letteratura fantastica è piena di narrazioni e situazioni simili…
infatti, la differenza per me l’ha fatta un episodio occorsomi una quindicina d’anni fa.
Tra i vari brani di uno dei testi di Castaneda, lui, oramai discepolo seppur recalcitrante, di don Juan, gli chiedeva ancora una volta il senso della Vita, il perché compiere certi atti piuttosto che altri… insomma le solite “domandine facili facili :-)”…
Juan gli rispose con la seguente parabola, il cui senso è all’incirca questo:
-un uomo sta percorrendo in salita uno stretto sentiero di montagna, e ad un certo punto accorgendosi di avere una scarpa slacciata, si ferma chinandosi per provvedere.
Un masso enorme si stacca dall’alto e precipitando rimbalza nel punto esatto dove l’uomo si sarebbe trovato se non si fosse fermato a risistemare la scarpa.
Don Juan propone a Carlos la stessa sequenza iniziale ma con finale diverso, che vede il malcapitato schiacciato dal macigno che lo prende in pieno proprio perché fermatosi ad allacciare la scarpa…
Lo stregone chiede quindi a Carlito, quale è la cosa più importante di questa storia, dov’è insomma il senso della. . .vita…
e, insoddisfatto dalle sue risposte vaghe gli sentenzia che la cosa più importante è… l’intensità, la “consapevolezza” con la quale l’uomo stava compiendo la sua azione, cioè bisognerebbe compiere le azioni come se fossero l’ultima cosa che fai, qualunque esse siano, “pieni” così in qualunque istante dell’atto in se da compiere, sia pur esso il più banale, come quello di allacciarsi una scarpa…
Vabbè, direte voi, carina la favoletta, ma la filosofia Zen ne è piena…
…Siete un pubblico difficile, … vedo che devo raccontarvi il resto.
Una quindicina di anni fa andai a prendere dal parrucchiere la ragazza con la quale stavo, e mentre ci incamminavamo lungo il marciapiede semivuoto,
erano circa le ore 14 di un freddo giorno di fine dicembre, …insomma …
udii una vocina (ti venga l’orticaria se stai ridendo!!!) sussurrarmi dietro l’orecchio sinistro, ancora oggi mi fa uno strano effetto ricordarlo, dicevo, sussurrarmi testualmente:
- Non è importante quello che fai, se ti fermi o no, quello che è importante è l’intensità di questo istante…-
Che avresti fatto?
Mi voltai di scatto, sobbalzando, e mentre metabolizzavo in quella frazione di secondo, le parole udite, nel fermarmi, un coltello, piovuto dal cielo, si andò a “spuntare” sul selciato, nel posto che credo avrebbe occupato il mio cranio, se non avessi “udito le voci”, come Giovanna D’Arco!
Come in un sogno, partecipai da spettatore a ciò che venne dopo: le rabbiose invettive della mia ragazza all’indirizzo della signora del quinto piano che scuotendo la tovaglia dal balcone mi aveva quasi scotennato, le scuse imbarazzate di quest’ultima… i commenti dei passanti….
Non so cosa, come, perché sia successo a me, ancora oggi non so…
Ricordo ancora oggi che, Carlos, una volta ascoltata la fine della “favoletta” di don Juan, gli chiese, non senza malizia credo, cosa avrebbe fatto lui, don Juan, trovandosi al posto di quell’uomo, sul sentiero della montagna, verso il destino di quel masso….
Sì, ricordo ancora oggi la risposta di don Juan:
-Io?, piccolo Carlos, io sono uno stregone… e uno stregone semplicemente NON sarebbe passato da lì!…-
...dedicato a tutti gli amici persi nella notte, che non rivedrò più, non in questa forma, non in questa vita almeno, non con questi occhi...
....ma che N O N dimentico....
SWEET
HOUSE_POST (HOME EXPANSIVE HOME)
AVETE IDEA DI COSA COMPORTI FARE UN ... MUTUO???
ORA ANCH'IO!!!
MIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIO
MIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIO
MIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIOMIODIO
MIO_DIO-MI_ODIO
U_N__V_E_R_O__M_A_S_S_A_C_R_O_!!!
HO I TASSI CHE MI BALLANO IL TIP-TAP NEL CERVELLO!!!
MA NON RINUNCIO A SALUTARE GLI AMICI DEL BLOG!
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