MEXICO 1
dodici ore di volo.
Roma-Cancun, alle 22.00 siamo in terra messicana,
alla dogana mi chiedono di premere un pulsante
collegato ad un semaforo,
scatta il verde, - no controllo - ,
e siamo fuori,
respiro l'aria di un altro mondo.
yucatan e chiapas, questi i luoghi prescelti,
che tutto non si può vedere purtroppo...
lasciamo il grosso del gruppo al lussuoso complesso turistico
nel quale si blinderanno per le due settimane di permanenza
(tutte queste ore di volo per un villaggio turistico che si potrebbe trovare
in qualunque posto del mondo, italia compresa, che follia la mente umana)
e cominciamo a vedere i luoghi e le genti di cui tanto ho letto e fantasticato.

Mariano, la nostra guida/autista della "camioneta" che ci porta in Chiapas,
viene salutato e saluta la gente alzando l'indice verso il cielo ed il pollice,
formando una L.
Viene da pensare ad una pistola. Credo la rappresenti.
Qui in Chiapas, paese poverissimo, si sente davvero aria di revolution,
le elezioni sono nell'aria, e sui muri delle case i murales inneggianti
alle dozzine di partiti tentano di colorare d'arcobaleno la fame,
che resta però del colore che ha sempre e sempre avrà in ogni luogo della terra: il nero.
Qui ho visto bambini e vecchi trasportare con l'aiuto di una fascia tesa sulla fronte,
con i muscoli del collo tesi allo spasimo, carichi di legname o masserizie sulla schiena
di proporzioni incredibili. Non ho avuto la prontezza, o meglio la sfrontatezza,
l'ardire di scattare foto..
Sono rimasto a bocca aperta vergognandomi del mio star bene,
della mia pancia piena, dell'intrusione, indecente e volgare,
da turista-voyeur quale sono, e mi è salita dentro
prepotente l'assoluta consapevolezza della mia impotenza a fare
qualcosa di più che regalare qualcosa a chi mi passava vicino..
Eppure c'è ancora chi sorride, in Chiapas...
hope.
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