La sconosciuta.
A sessant’anni Aldo Boldini si accorse di poter dipingere. Ormai era andato in pensione e se pur
ancora forte e vigoroso presagiva ciò che sarebbe stato tra uno, cinque, o dieci anni: una povera
cariatide, qualcosa di infinitamente stupido e vuoto, proprio come il cavaliere che viveva all’ultimo
piano del palazzo di fronte. Povero uomo… Aveva perduto tutti di famiglia e così vecchio e rinsecchito
nel frusto abito nero, senza cravatta, ciabattando girava per le stanze assolate come un’anima spersa
in cerca di un cantuccio dove poter restare. Povero cavaliere , tutti ne parlavano male nel quartiere.
La vecchia serva nell’andare al mercatino ripeteva con voce chioccia e petulante che la notte era
sempre in giro per la casa e che ella lo sentiva muovere come se sbrigasse delle faccende, ma
al mattino, quando si guardava all’intorno per cercare di capire che cosa avesse fatto, non scorgeva
che un po’ d’acqua sotto il lavabo, la scatola del tabacco spostata, un po’ di carta bruciata presso
il fornello…e basta!
Aldo Boldini era stato messo da poco in pensione, era ancora forte e vigoroso ma sapeva di essere
l’unico nel quartiere a capire il cavaliere. Sì, quell’uomo che si alzava di notte per girovagare per
faccende per le sue poche stanze aveva paura di morire. Aveva paura di morire senza nessuno
accanto e allora quando gli altri dormivano egli attendeva. Sì, proprio, attendeva la morte per guardarla
nel volto, forse per urlare, in modo che non fosse solo all’ultimo istante.
Aldo Boldini era forte, vigoroso ancora ma nel pensare a ciò si dovette confessare che anche lui da
qualche tempo, prima di addormentarsi pensava alla morte. Pensare che avrebbe potuto non aprir
gli occhi il giorno dopo. Questo pensiero gli era intollerabile. No, non era giusto, né leale esser
colpiti alle spalle così, proditoriamente.
Quasi, quasi era meglio non so… morire investito, annegato… per lo meno, diceva il Boldini,
si muore con gli occhi aperti combattendo in un certo qual modo con la grande.. sconosciuta..
ma morire quando si dorme…no! È troppo subdolo, è troppo…troppo triste ed è anzitutto
una grande finale ingiustizia. Ma ci pensate?
Quand’uno muore attorniato non dico dai familiari o dai parenti, ma per lo meno da amici, conoscenti..
è tutta un’altra cosa. Ma sì, perché per riflesso si sente che gli altri, quei visi, scorgono con voi
anch’essi la sconosciuta.
In quei visi si può leggere chiaramente: “Uno di questi giorni verrà la mia volta..” Boldini questo pensava.
Egli, come il cavaliere, come tanti altri aveva paura di morire solo. Intanto questo pensiero, balenatogli
il giorno che in casa si parlava della strana vita, diciamo notturna del cavaliere, s’ingigantiva di più
nella mente tormentandolo. Boldini allora si disse che era meglio impiegare tutto il tempo libero
in un’occupazione sana e bella e..scegli, scegli, trovò che forse la pittura poteva andare per lui.
Infatti non era sempre il primo alle scuole medie in disegno? Ebbene adesso che non aveva niente
da fare avrebbe potuto divertirsi e forse..(perché no, lo sapeva che era un po’ tardi ma….)
diventare anche celebre.. chissà.
Si fece crescere una lieve barbetta che gli conferiva una aria da Dongiovanni invecchiato e presto,
la mattina, con la sua brava valigetta, correva al piccolo promontorio sul mare. Vi arrivava un
po’ ansando perché la salita era ripida e un tantino pericolosa…ma vi arrivava. Si accomodava
alla meno peggio su di una pietra a forma di sedia che gli faceva ricordare l’uomo mascherato
assiso sul bordo della foresta… e dipingeva. Un po’ di bleu, troppo scuro; aggiungiamo…ora va meglio…
il grigio con qualche macchietta di marrò.
Sì, non era difficile, ma gli occhi perché si stancavano così presto di guardare l’azzurro tenero del mare,
il correre dei pescatori presso le barche, il ricamo di schiuma vicino alle case.. forse aveva pensato troppo
la notte passata.. certo, sentiva una certa stanchezza, forse il sole già così caldo, oppure.. no! non poteva
essere si sentiva tanto bene proprio quella mattina ed anche ora e poi.. e poi era giorno… no,
il sole non tramontava ancora, era lui che aveva sonno, tanto sonno e poi vi erano tante persone
a portata di voce…. Quasi…. ………………………………………………………..
La sera sopraggiunse, ricerche furono fatte dai familiari e dagli amici, alla luce delle pile si cercò
di scovare il signor Boldini andato a dipingere sugli scogli. Fu trovato tardi, pareva dormisse.
Qualcuno che era lì dintorno disse. “Pover’uomo è morto solo…”
La stessa frase ripeté il cavaliere il giorno dopo quando la serva gli dette la ferale notizia
e da quella notte cercò di nuovo di dormire.
..e siccome i miei sentimenti non sono cambiati ti ridedico la poesia scritta quando te ne andasti.
La verità?
La verità è che ti volevo bene Pà.
La verità è che non c’è mai tempo sufficiente
a dirsi tutto quello che vorresti dire
ad inventarsi spazi dove ridere
degli anni spesi ad inseguire allori
a togliere le ali ai sogni
a rimandare viaggi
ad annotar le spese
a scrivere parole
a mangiar sale..
La verità?
Questa anima, se c’è
la filtra il corpo
che quando meno te l’aspetti..cede
e cadi a faccia a terra contro il mondo
mezzo cappotto messo e mezzo no
neanche le mani avanti ad afferrare il vuoto.
E’ stato come spegnere la luce
Rapida istantanea del momento
meglio così,
temevi tanto l’Ora,
che fosse sofferenza
e che ti limitasse le funzioni..
Meglio così,
ma qui, io resto a chiedermi:
perché?
Se l’anima va in cielo,
perché ti sotterriamo in terra?
C’è un nesso, pà?
Perché se esiste, allora voglio scavare un fosso tanto fondo,
che l’anima raggiunga l’infinito
libera finalmente da catene..
Anima bella avevi Pà,
un bimbo quasi di 74,
con quel tuo modo di inclinare il capo
quando un pensiero ti sfogliava il cuore..
lo stesso gesto che ora vedo qui
mentre mi rado questa barba oggi..
sì..la casa che speravi l’ho comprata..
e sì,una compagna dolce l’ho trovata..
Mi restano frammenti del tuo cuore
impressi a fuoco nei miei sentimenti
parole dette o appena sussurrate
ma soprattutto quelle dette mai..
non ti perdo, Pà
non ti perdo..
Ti lascio, e per te solo,
questa cosa
che quando scrissi non aveva senso,
o almeno non il peso che ora ha..
arrivederci, papà.